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"Approfondimento tematico"
Troverete in questa sezione lapprofondimento di un argomento di interesse psichiatrico, la recensione di qualche testo di particolare rilievo o quantaltro pertenga alla cultura e alla letteratura psichiatrica che mi appaia interessante.
Largomento cambierà con cadenza mensile.
"Credo che possa essere interessante, considerata la vastità delleco amplificata dai media, proporre una serie di lavori che trattano del rapporto esistente tra patologia psichica e comportamento violento.
Tali riflessioni mi auguro che possano contribuire a riportare allinterno di una cornice scientifica lanalisi dei comportamenti delluomo, anche quelli più aberranti."
Affidabilità dei sistemi di previsione dei comportamenti violenti in individui affetti da disturbi psichici.
Linterdipendenza crescente tra i sistemi legali e quelli della salute mentale ha posto sempre più in evidenza la richiesta, da parte dei primi nei confronti dei secondi, della valutazione della responsabilità di un individuo rispetto ai suoi comportamenti, del giudizio sui progetti terapeutici di individui che hanno commesso dei reati, ad esempio di natura sessuale, oltre naturalmente alla definizione della discriminante nel giudizio della scelta detentiva tra istituzioni penali o ospedali psichiatrici.
Agli psichiatri è dunque richiesto sempre più spesso di valutare la pericolosità di un individuo oltre che a diagnosticarne una eventuale malattia.
La conseguenza inevitabile è che agli psichiatri, spesso, vengono poste richieste che rappresentano un allargamento della loro area di competenza tecnica.
Proprio nel campo della capacità predittiva di possibili comportamenti violenti, esiste un aspetto teorico e uno pratico.
La possibilità di prevedere teoricamente un comportamento violento omicida deve essere chiaramente distinta dalla situazione pratica del non fare una previsione di questo tipo ed essere dunque responsabile di violazione del codice penale per lomissione del mancato avvertimento della vittima.
In altre parole, le capacità predittive del clinico non sempre sono in grado di prevedere con precisione se un individuo commetterà o meno un omicidio, ma devono tuttavia essere in grado di preavvisare coloro che sono coinvolti nel delirio del paziente o nei suoi pensieri violenti.
In realtà, dopo un lungo periodo storico dove soltanto le capacità cliniche costituivano il principale riferimento per prevedere la possibilità di realizzazione di un omicidio, dal 1984 cominciò ad emergere nella letteratura anglo-americana una seconda generazione di predittori.
I metodi utilizzati erano di tipo statistico, basati su regole desunte dallanalisi dei casi precedenti e usati per misurare laffidabilità di tali regole.
In uno studio del 1989 di R.M. Dawes il metodo statistico eguagliava o sorpassava il metodo clinico tradizionale.
Nella realtà, tuttavia, la capacità predittiva è debole. I migliori risultati si ottengono soltanto dove è possibile restringere il contesto di analisi (per es. prevedere se qualcuno sarà violento dopo essere stato ricoverato) o esaminando eventuali correlazioni tra sintomi e futuri comportamenti aggressivi.
Uno studio statunitense del 91, nel tentativo di restringere le determinanti predittive di violenza, concludeva che solo limmediata espressione di ostilità, lagitazione, limpulsività, le allucinazioni imperative o la mania potevano correlarsi ad una certa pericolosità.
Tali studi si riferiscono a pazienti valutati nel Pronto Soccorso di un Ospedale.
Ne deriva che è molto lontano lobiettivo di prevedere in una società aperta un futuro omicidio.
Esiste una grande disparità tra le attuali possibilità scientifiche di prevede e le aspettative di previsione della violenza che sono maturate allinterno del sistema legale.
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